Il culto del libro

culto del libro

Se c’è una cosa che non ho mai sopportato è la distinzione tra bene e male. Sentire questi due sostantivi all’interno di una qualsiasi frase mi provoca un forte prurito al sarcasmo e il mio medico di fiducia (nel senso che finché non capirò quello che scrive dovrò fidarmi di lui) mi ha prescritto come cura 30 secondi di silenzio da masticare subito dopo il contatto con i due allergeni.
Se ve lo state chiedendo, funziona male. Salva la situazione, ma trasforma il prurito al sarcasmo in un bruciore di stomaco. Vita tua, mors mea. Mi piace pensare di essere un tipo altruista.
Il bisogno psicotico di far rientrare ogni aspetto della vita umana nell’una o nell’altra categoria, scientificamente conosciuto come sindrome da Barbara D’Urso (figura medievale famosa per alcuni manoscritti apologetici riguardanti un venditore di concime, tale Auditel da Mediaset), può applicarsi a molti contesti della vita, primo fra tutti: l’ambito religioso.
Come ogni culto che si rispetti, il culto di cui voglio parlare sta dando vita ad aspri scontri, per lo più verbali, in cui la contrapposizione tra bene e male è netta e invalicabile. La divinità in questione è il sacro e intoccabile libro, o Libro, per i credenti.
Agonizzante nel suo ruolo di anacronismo contemporaneo, il Libro può enumerare uno stuolo di crociati-lettori pronti a infilarsi in qualsiasi baruffa pur di difendere l’onore e la dignità del proprio credo. L’iconografia universalmente riconosciuta lo vede come una rilegatura di fogli di carta sulla quale sono vergate a mano delle parole. Con gran rammarico dei monaci Benedettini, lo scisma generato da Johannes Gutenberg nel 1455 ha eclissato la concezione del purismo amanuense e, con il tempo, diffuso l’indulgenza plenaria verso tutti gli eretici che si sono affidati alla stampa a caratteri mobili, per estensione, concessa poi anche alle tecniche moderne del getto d’inchiostro e tecnologia laser. In pratica il concetto teologico vedeva le informazioni, le parole, lo stile, in una sola parola: la letteratura, al di sopra del metodo utilizzato per rappresentarla.
Questa forma di tolleranza giunge ad un brusco arresto nei giorni della terza rivoluzione industriale, quella delle radiosveglie che ricominciano a suonare dopo che le hai spente a ceffoni, quando la concezione del Maligno viene rielaborata dall’idea del passato e riproposta nell’era contemporanea. Nello specifico, il Demonio non assume più i tratti di una serie di caratteri mobili, inerti e insensibili, che palliavano il sentimento romantico della grafia umana sotto falsa apparenza; bensì di pixel mutevoli, inerti e insensibili, che palliano il sentimento romantico dello spreco d’inchiostro e dello sterminio di piante sotto falsa apparenza. Scusate la demagogia verde, esigenze d’ironia.
Tra i più integralisti si trovano anche gruppi di fedeli che parlano di esperienze sensoriali mistiche, per lo più riguardanti l’aspetto tattile e olfattivo. Essi descrivono una specie di sentimento orgasmatico che genera un còito, strettamente legato all’ambito filologico (F. Misquoted “Dell’impossibilità di comprendere la letteratura con il raffreddore”, 1998), nel momento in cui, all’apice della virilità letteraria dell’oggetto, ossia in un tempo relativamente recente rispetto alla stampa, si pone il naso il più vicino possibile alla rilegatura e si inspira profondamente. Fenomeni simili si trovano nel dibattito progressista che contrapponeva i cavalli alle automobili negli ultimi anni del ‘800.
Ma lo scontro tra bene e male non si chiude certo qui. I fedeli del Libro infatti, sedicenti lettori o lettori compulsivi (la forma clericale), hanno espanso il conflitto teologico su più fronti.
Innanzitutto essi si ritengono gli ultimi custodi di una cosa chiamata cultura. Purtroppo non si hanno fonti certe riguardo questa cultura: secondo alcuni storici contemporanei corrisponde alla capacità di articolare frasi utilizzando la grammatica in modo corretto, secondo altri invece è più un oggetto mitologico che, sulla falsariga della pietra filosofale o del Santo Graal, si avvicina ad un elemento metaforico, ottenibile solo tramite un cammino di devozione incondizionata; esiste una minoranza che considera la cultura come la capacità di ragionare utilizzando la propria testa e non quella degli altri, ma la maggior parte di loro è in attesa di un libro che avalli questa opinione.
Un altro fronte su cui il dibattito assume i toni più accesi, e spesso lotte intestine, riguarda il paradigma del libro di qualità: una sorta di distinzione tra vero Dio e falsi idoli. Su questo aspetto esistono talmente tante versioni che non è possibile formulare ipotesi valide, tuttavia è bene menzionare la tendenza di abbinare il giudizio letterario ad una forma di sadismo. Al di fuori del dibattito filologico, dove ovviamente le argomentazioni si rifanno per lo più all’ego degli interlocutori, è usanza dare più importanza a testi di difficile comprensione o di estrema pesantezza. È incerto se l’incapacità di comprendere o la noia siano tappe fondamentali verso il cammino che conduce alla cultura perché gran parte delle fonti tendono a dare descrizioni evasive, bucoliche e sentimentali di tali elementi.
In ultima analisi, il contrasto tra bene e male raggiunge la sua forma più violenta nella santa inquisizione. A differenza della sua controparte storico-cattolica, l’inquisizione dei lettori non ha elementi identificativi. Non esiste un vero e proprio ordine come fu per i Domenicani, sembra invece riguardare tutti i lettori o, quantomeno, quelli più vicini a possedere la cultura.
La pratica più comune consiste nel professare la superiorità della propria fede, perché l’unica in possesso della cultura, esponendo al pubblico ludibrio tutti i simulacri moderni del concetto purista di libro. Verrebbe da pensare che si tratta di una nuova forma di romanticismo, dove si reinventa il passato attribuendogli significati moderni e un valore sentimentale, ma il più famoso studioso dell’argomento, E.Reader, ha fatto notare che gran parte di queste denigrazioni avvengono su internet e nei moderni social media, e questo confuta l’ipotesi in quanto incoerente.

Questo, a grandi linee, il culto del Libro. Secondo una delle tante statistiche fatte alla cazzo, esso rappresenta più del 52,4% del motivo per cui in Italia legge un italiano ogni cinque scimmie e un agave.

Un ultimo appunto. Secondo moderni studi psicologici, gli adepti del culto del Libro sono individui permalosi, assolutamente sprovvisti di senso dell’umorismo e autoironia, infatti è per questo che mi stanno un po’ tutti sulle palle.

Annunci

2 pensieri su “Il culto del libro

  1. Una volta, per difendere le posizioni dell’insigne E. Reader, mi permisi di fare una battuta dicendo al mio interlocutore: “Se proprio sei interessato a sniffare qualcosa di buono puoi sempre andare dal colombiano sotto casa mia”.
    Sono due mesi che non ci parliamo più.

    • Sembra proprio un adepto del culto, che poi sia quello del libro o quello di Salvini è ancora da definire. Se invece quando lo vedi ha lo sguardo spento e l’andatura barcollante ha semplicemente trovato il colombiano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...